
ABRUZZO. Boschi e ricordi, due passi nella memoria.
di Graz Pigna.
Conosco molto bene i monti dell'Abruzzo. I miei genitori erano vissuti lì. Mio padre nelle grotte dei monti più alti aveva mantenuto per mesi i partigiani nascosti, recandovisi ogni giorno per rifornirli di cibo. Mio padre era un eroe.
Luoghi di impareggiabile bellezza, dove ho voluto trascorrere molta parte delle vacanze estive dopo il diploma di Maturità. Su queste montagne ho percorso molti antichi sentieri, appena visibili sotto le erbe verdeggianti. Gli stessi forse calcati dai suoi piedi in quelle faticose salite col mulo. Su questi monti ho baciato e abbracciato l'uomo di cui ero allora innamorata, e con lui ho attraversato i picchi più ardui... Su queste montagne ho conosciuto lo Spirito e la Quiete dell'anima. Su queste montagne, di recente ho anche pregato. Tratturi di ombre e di rocce bianche che ancora in un recente passato erano stati attraversati dai muli coi basti di legna, ma ormai, in quegli anni settanta, frequentati dai rudi cacciatori con scarponi e zaini in spalla, oppure da giovanissimi ragazzi vocianti in scarpe da ginnastica nelle loro improponibili gite turistiche di fine anno...
Riflettendo oggi, mi dico che portare i cittadini in montagna era ed è davvero una idea comica, oltreché dannosa, considerando che i loro accompagnatori erano e sono spesso altrettanto digiuni di educazione eco-civica e da cittadini si comportavano in montagna senza il dovuto rispetto per la terra e per le piante. La loro lontananza dalla cultura della terra si nota immediatamente al primo inciampo e dal lamento per la ferita riportata. In montagna non ha senso alcuno vociare, rincorrersi lungo le sponde sfidando la sorte, né giocare a nascondino fra i dirupi... Invece sarebbe opportuno insegnare l'ascolto dei canti degli uccelli, la ricerca dei frutti selvatici e l'osservazione delle orme e delle fatte degli animali; l'osservazione dei venti, dei fusti degli alberi, delle foglie e dei volumi delle chiome. Per imparare l'orientamento e il rifornimento di acqua e erbe edibili. In montagna si va con religioso timore e tremore. Con pazienza si deve essere pronti a imparare dal bosco le sue vicende. Tutto questo rende conto della storia vivente del bosco, luogo del tutto particolare che da elemento estraneo e ostile, in certi frangenti storici può diventare luogo di risorse infinite, purché lo si conosca e si riesca a utilizzarlo nelle sue infinite ricchezze. Graz
(continua)
Bosco abruzzese
Una cartolina del 1994
