
Maternage per un eroe.
di Graz Pigna.
Da allora, dagli anni delle passeggiate rimemoranti sui picchi abruzzesi sono passati molti decenni. Durante i quali sono sempre stata in contatto, seppure sporadicamente, con gli amici della Marsica, in particolare con Angelo, un grande combattente anche lui, oggi architetto ed editore a suo modo, e agricoltore. Ne ho seguito le azioni politiche lungimiranti nel tempo e pur non avendolo più rivisto ho avuto sempre sue nuove e lui ne ha avute di me. Ci seguiamo. Ci seguiremo sempre, anche nell’aldilà perché l’incontro d’amore nella vita lega in eterno le anime. Che sia amore filiale che sia amore di altro genere.
Nel tempo ho anche seguito il cadavere di mio padre, dapprima sotterrato al Laurentino, sulla cui bara sono stati stesi nel 2007 ben due metri di terra pozzolanica. Neanche a pensarci due volte, andai a cercarli e eradicai, piccolissimi, una serie di pinastri di siepe e di ginepri di monte e li piantai sopra i due metri di pozzolana insieme a semi di dicondra repens. Dopo solo due anni un boschetto verdissimo si era elevato rigoglioso sopra di lui, dal verde intenso dei pinastri della sua proprietà al mare, misto al verde-bleu dei ginepri della sua montagna abruzzese. Il suo spirito rigoglioso era penetrato nelle radici e poi nei rami di quegli splendidi alberi. Un praticello di allegra dicondra tappezzava il suolo.
Dopo sette anni dovetti a malincuore portar via gran parte del boschetto, che minacciava di allargarsi sopra le tombe vicine malamente insaccate nella pietra e regolarmente derubate di ogni arredo funerario. I parenti avevano voluto sulle lapidi inutili oggetti di valore; ma la morte non può supportare il valore materiale, solo dolore e gioia del cuore, solo così onoriamo i cari trapassati. Per questo i defunti si lasciano giustamente derubare dai vivi! Alla riesumazione del cadavere di mio padre, eseguita qualche anno fa, sono stata stupita del poco spazio che le sue ossa saponificate occupavano nel loculo interrato. Emerse dalla terra e dai legni anche il suo cranio, con il cervello geniale del tutto sciolto nel regno vermiforme dei lombrichi e dei nematodi. Fra i legni e gli ossicini delle sue mani creative furono cavate anche le radici dei pinastri e dei ginepri.
Gli ossicini, falangi e falangette, pare che sia reato portarseli via, non sia mai!, e così dovetti ripiegare per le radici. Me ne portai via una, lunga lunga e ben contorta e durissima, di un colore beige come il colore della pelle di mio padre e che ora funge da nuova pelle al suo respiro vitale, posata bene in vista sopra uno scaffale ricolmo della mia libreria. Odio le fotografie commemorative, meglio il respiro delle sue cellule materializzato nella nuova radice. Il corpo venne ricomposto in una nuova bara con cui avrebbe preso la via di un altro cimitero: Prima Porta. Dopo qualche mese mi recai in questo secondo cimitero per posare la mia piantina di ginepro sul posto delle sue ossa. Papà troneggiava sulla collina più alta del cimitero insieme a una fila di altri suoi conterranei, stretti stretti, ognuno in dieci centimetri di larghezza per trenta di lunghezza: l’esiguo spazio-merce che lo Stato mi avrebbe fatto pagare caro; la sua era la prima di altre otto file di trapassati a vita migliore. Qua una cosa era chiara: il boschetto della sua infanzia, che tanto gli piaceva, non si poteva ricostruire. L’addetto all’ufficio cimiteriale che mi aveva accompagnata mi informò che ora mi era permesso procedere all’edificazione della tomba.
“Dove?” gli chiesi con sarcasmo…
“Esattamente sui trenta centimetri quadrati di suo padre!” rispose lui con precisione beffarda.‘Da due metri cubi circa di materia terrestre a trenta centimetri cubi di ossa infraterrene’ pensai fra me e me…
Dissi una preghiera veloce e mi scusai con mio padre per la triste impossibilità a interrare i suoi alberi preferiti. Rimandai perciò a una visita successiva la piantagione questa volta di un’erba bassa, talea di genziana tagliata dalla montagna in Abruzzo, sicuramente di suo gradimento, e comunque contenibile in trenta centimetri di spazio. G.P. .