Ischia ed il turismo - Racconti, cultura, collezionismo, articoli

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Piccola storia di Ischia turistica.
Questo scritto non vuole essere un invito commerciale ma forse una rievocazione nostalgica.
 
Nei tempi passati le isole erano più facilitate a conservare le proprie caratteristiche ambientali per la naturale difficoltà di accesso al loro territorio per cui l’influenza di fattori esterni era molto limitata. E’ per questo che in tante isole si trovavano bellezze naturali inalterate, abitudini non intaccate dalla violenza della modernità, accesso alle innovazioni diluite nel tempo. E’ forse l’immagine che viene ora cercata in qualche remota isola dell’Egeo ma è ciò che trovò Angelo Rizzoli quando, nel 1950, s’innamorò della bellezza di Ischia e particolarmente di Lacco Ameno con il suo “fungo” nel mare. A Ischia non trovò  certo arretratezza ma mantenimento delle abitudini di vita tradizionali in un contesto naturale che presentava risorse termali, bellezza dei luoghi, disponibilità della popolazione. Nacque così il suo progetto di valorizzazione che vide l’isola arricchirsi di eleganti attività alberghiere e di stabilimenti termali da cui conseguì un indotto fatto di ristoranti e servizi mentre nelle calde serate nei dancing si ballava il cha cha cha con orchestrine locali e giovani cantanti che non disdegnavano le apprezzate canzoni napoletane. Tutto in uno scenario di eleganza associata alla genuinità dei residenti. Il mondo del cinema, di cui Rizzoli era uno dei maggiori rappresentanti, divenne lo strumento massimo per la conoscenza della bellezza e della semplicità di quei posti, una forte spinta alla partecipazione. Ma l’isola, benché ancora scelta dai più noti esponenti della cultura e della ricchezza dell’epoca, già cambiava come stava cambiando l’Italia del boom economico cioè quell’Italia che permetteva alle classi lavoratrici nuovi accessi ed infatti dopo una decina d’anni l’esclusività turistica cominciò a scemare per allargarsi al turismo di massa per cui le semplici case dei pescatori, ora riattate, venivano affittate ai meno ricchi, prevalentemente tedeschi e dell’Italia del nord ma anche regionali. Ogni luogo ove la terra emanava vapore (Ischia è un’isola vulcanica) diventava soggiorno termale, si aprivano nuovi dancing, i cinema all’aperto erano pieni. Tutti cercavano di inserirsi in qualche modo nei nuovi orizzonti aperti dalla internalizzazione massiva del turismo. Anche l’accesso all’isola, che storicamente era affidato a vaporetti con panchine, fu potenziato con traghetti e con possibilità di trasferire le auto, nonché con veloci aliscafi. Ciò che a Ischia non cambiava era l’accoglienza, lo stile degli alberghi, la qualità dei ristoranti. L’elitè si era ormai spostata a Capri alla ricerca del suo nuovo paradiso ma Ischia non ha mai rinunciato alle sue caratteristiche adeguandosi ai diversi scenari economici specialmente nei difficili anni ’70 quando la capacità imprenditoriale conservò l’isola come una meta da vivere. Le località di Sant’Angelo, Ischia Ponte con il Castello Aragonese era sempre visitati, le spiagge dei Maronti e di Cetara erano sempre ricercate, Lacco Ameno, Forio, Casamicciola, le Terme, l’artigianato della terracotta, le ceramiche artistiche, la processione sul mare a Ferragosto, l’accoglienza. Tutto era bello ad Ischia e certamente lo é ancora.
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