Il racconto di un atleta (di Renato Gioja)
La storia appassionata di Pierino Barbonetti
A volte le passioni hanno origini da esperienze maturate in gioventù, a volte per cultura, a volte per vicende vissute. Invece la mia passione per la corsa non è avvenuta nel corso della la vita ma è nata con me, era già nel mio dna ! Già da ragazzino il mio istinto mi portava a correre, era il mio piacere, la mia soddisfazione, il mio completamento. Correvo nel vento e pensavo con mente libera, quasi uno stato di estasi, mentre le mie gambe macinavano chilometri nelle piste e nelle strade dove mi allenavo. Andare oltre le gambe per perdersi nel pensiero, sentire nella cadenza dei passi la sintonia del cuore, la bellezza della libertà, sapere che ogni traguardo era una vittoria su me stesso e non vi erano limiti alla mia voglia di fare, di essere.
La passione me l’aveva trasmessa mio padre e l’ho coltivata con orgoglio fino ai 28 anni. Un secondo posto alla maratona di Roma nel 1977 ed avrei potuto qualificarmi per le Olimpiadi di Mosca del 1980 come mi disse l’allora direttore tecnico della Nazionale che rimase impressionato dalle mie prestazioni. Ma io, a 28 anni, dovetti smettere con le gare competitive per motivi di famiglia e di lavoro. Vedere le vittorie di Alberto Cova mi dava tanta nostalgia. Non che volessi paragonarmi al grande campione olimpionico, ma la vita è così e bisogna accontentarsi. In me la passione per la corsa non è mai finita ed a 60 anni ho ripreso quel mio discorso interrotto per rivivere quei sacrifici e quegli entusiasmi. Ero in pensione, libero da impegni, potevo allenarmi, potevo programmare la mia crescita con regolarità, gestivo il mio tempo. Era forse una illusione, una pretesa assurda ma io volevo rimettermi in gioco, misurarmi con me stesso, e ci sono riuscito. Oggi, a 71 anni devo dire che vado ancora forte. Il mio segreto? Una vita normale, senza eccessi, niente fumo e mangiare sano. Mi alleno un giorno sì e l’altro no sui pendii del mio bel paese, Borgorose, partecipo a una gara a settimana e, vi assicuro, alla mia età è già un record. È tutta una questione di testa. Bisogna avere la mentalità giusta e sapersi gestire, non vincere per umiliare gli altri ma vincere per essere felice. Anche in gara sono più maturo e programmo le mie energie preferendo la partenza lenta per poi incrementare il passo solo dopo 3-4 chilometri. Sincronizzo il corpo e volo verso il traguardo.

